lunedì 10 febbraio 2014

TRA NATURA E LUNGHI COLTELLI

Forlì piovosa come sempre, il pub? Il Cosmonauta. Forse il mio preferito. Atmosfera rarefatta e luce soffusa, siamo io, Davide e Karim. Karim Qqru batterista degli Zen Circus e fondatore de “La Notte dei Lunghi Coltelli”. Ci sediamo al tavolo, tranquilli, sorridenti e....
1)Allora Karim parlaci del tuo progetto “La notte dei Lunghi Coltelli”; ho letto che il titolo dell'album e' una citazione da un romanzo.

La notte dei lunghi coltelli”, fondamentalmente, è nata negli alberghi durante le pause dell'ultima parte del tour di “Nati per subire” con gli Zen Circus.
Avevamo deciso di fare un anno di pausa per riprendere un po' il fiato e comporre il nuovo album con calma; venivamo da sei anni nei quali facevamo una media di 100/120 date l'anno.
Per affrontare "Morte a credito" ho ripreso in mano una parte dei miei ascolti musicali... quelli durati nel tempo: il metal, l'hardcore, l'elettronica, il noise e l'industrial, mescolando il tutto con  delle passioni letterarie che hanno viaggiato in parallelo con la musica: autori come Louis-Ferdinand Celine, Albert Camus e Jacques Prevert.
Ho provato a creare una sorta di melting pot composto da elementi musicali (e non) verso i quali ho sempre nutrito una forte fascinazione.
Il disco è andato bene; da poco è uscito l'album nuovo degli Zen: l'impegno con loro è un lavoro a tempo pieno (nel senso buono del termine), ma riprenderò comunque in mano "La notte dei lunghi coltelli".

2)Il nuovo panorama musicale indipendente italiano sembra stia passando un periodo abbastanza fertile: ci sono gruppi e artisti anche di buon livello. Però d'altra parte c'è un'industria discografica che preferisce firmare contratti con i reduci dei talent show. Com'è muoversi in questo binomio, c'è una sensibilità diffusa, una buona ricezione a tutta questa proposta oppure la musica indipendente vive e viene un po' isolata?

Bella domanda.
Il discorso è bello ampio e stratificato: la differenza tra pubblico "major" ed "indipendente" (a livello numerico) rimane sempre grossa, ma ultimamente qualcosina sta cambiando. La musica "indie"(che puoi vuol dire tutto e nulla) ha subito una mutazione non indifferente negli ultimi due/ tre anni: la "fascia centrale" è scomparsa, e numericamente la musica "alternativa" si muove tra alti e bassi (non parlo di qualità musicale).
Si è creata una cordata di band affacciate al mondo mainstream; gruppi pubblicati da etichette indipendenti ma capaci di avere un pubblico vasto. Alcune, fra queste band, sono riuscite a creare una "fan base" in costante crescita nel tempo (mi vengono in mente i “Tre allegri ragazzi morti”).
Questi gruppi sono riusciti a scavalcare quella che è una sorta di “diga” incarnata dalle major, in grado , per fare un esempio, di costruire rapporti determinanti con i media (a livello promozionale).
Cosa è successo quindi? Si vendono sempre meno dischi, ma in modo differente: per i “big” il numero di copie si assottiglia sempre di più; nella "zona" indie invece, mediamente, dimora un amore maggiore per il supporto audio (che sia esso il vinile o il CD) e, in alcuni casi, c'è un rispetto diverso (non maggiore) verso il musicista... il pubblico quindi è più portato a comprare il disco.
Fortunatamente anche negli anni passati non sono mancati esempi di band alternative con un buon riscontro di vendite ( Verdena e Afterhours per fare qualche nome...gruppi che ancora oggi, in rapporto con la crisi del cd, continuano a vendere), detto questo la musica indie rock vende (quando va bene) un decimo rispetto a Ligabue o Vasco Rossi.
L'album nuovo degli Zen è arrivato primo su Itunes ed è riuscito ad entrare nella Top Ten di vendite a fianco dei "big", ma è bene essere chiari... c'è una differenza enorme: una band come la nostra sta nelle parti alte della classifica per un paio di settimane, i "big" ci restano mesi (a volte anni).
Per noi è comunque un risultato incredibile, fino a poco tempo fa impensabile. Per arrivare a questo punto abbiamo impiegato più di 10 anni (“Canzoni contro la natura” è il nostro ottavo disco). Ho amici musicisti (anche molto, ma molto bravi) che, arrivati ad una certa età, si sono trovati davanti ad un bivio: nonostante gli sforzi enormi e le grandi qualità non riuscivano a fare della musica un lavoro.
Noi siamo stati anche fortunati.

3) Ti va di parlarci delle difficoltà che hai avuto all'inizio della tua carriera? Chi o cosa ti ha spinto a suonare?

Il Punk (come per molti altri) ha rappresentato uno stimolo enorme.
Alle scuole superiori conobbi un ragazzo (due anni più grande di me); un vero e proprio mentore, dispensatore di moltissime “cassettine” TDK da 120 minuti, piene zeppe di musica illuminante... il passaparola era la base fondante per l'innamoramento violento nei confronti della musica.
Mi comprai una chitarra a 14 anni ed iniziai come molti, suonando pezzi dei Nirvana, dei Sonic Youth e dei Melvins. Dopo poco decisi che avrei fatto di tutto per riuscire a fare della musica un (bellissimo) lavoro.
Che dire, un colpo di fulmine ahahahaha.
Sono stato molto fortunato, ma ho anche messo tutto l'impegno possibile: ho sempre dato la priorità alla musica, e tra prove, tour e studio di registrazione, ho messo da parte lo studio (non ho fatto l'università) e, in alcuni casi (per questioni di tempo) alcune amicizie.
Poi, sia chiaro, ci sono molte persone in grado di portare avanti tutti i pezzi della propria vita senza tralasciare niente.
Ai tempi le difficoltà sono state tantissime... quelle che trovano sulla propria strada tantissimi musicisti. I primi anni (non solo con gli Zen Circus) facevo i cosiddetti “tour della speranza”: eravamo una sorta di “Armata Brancaleone” che, sovente, finiva in situazioni assurde (ma in realtà molto comuni), come il fare centinaia di chilometri per suonare davanti a 20 persone (che gridano "fate un pezzo di Vasco"), per poi dormire per terra e litigare con il promoter, deciso a non tirare fuori nemmeno un gettone telefonico; il tutto dopo un concerto suonato con una strumentazione pessima, impossibile da cambiare per mancanza di soldi.
Molte volte, tempo fa, quando non riuscivamo ancora a campare con la musica, partivamo in tour direttamente dal lavoro, per poi tornare la domenica notte, coscienti del fatto che dopo poche ore avremmo dovuto ricominciare a lavorare, senza aver guadagnato una lira (anzi, molto spesso rientravi da un concerto con meno soldi di prima).
Mi ricordo sempre quando (una decina di anni fa) io e l'Appino caricavamo il furgone con gli strumenti e passavamo a prendere Ufo in fabbrica (dove lavorava) per andare a fare un concerto. Ufo era a pezzi dopo 8-10 ore di catena di montaggio e magari, durante la giornata, si era anche fatto un taglio alla mano, ed era in paranoia nera perchè non sapeva se era in grado di suonare il basso.
Ma, alla fine, credo che tutte queste esperienze servano moltissimo; è pur sempre una scuola di vita, sul momento frustrante, ma, in alcuni casi, essenziale.

4) Tenendo in considerazione tutti i nuovi canali di diffusione (youtube, facebook..) quale consiglio daresti a chi si approccia al mondo della musica?

Suonare, suonare, suonare. Sempre ed ovunque. Questo non significa diventare Jaco Pastorius, Joe Petrucci o Vinnie Colaiuta, bensì sviluppare un sound proprio e spaccare dal vivo; oltre all'avere le idee chiare e perseguire un obiettivo con tutta la costanza possibile.
È fondamentale cercare di creare qualcosa di tuo; abbiamo tutti influenze musicali: nulla si crea e tutto si plasma; mettere il proprio stile in una canzone è una soddisfazione immensa.
Detto questo, a mio personalissimo avviso, la musica non può essere solo un hobby se vuoi che diventi un lavoro.
La musica è (magari mi sbaglio) una questione di vita o di morte... un qualcosa senza la quale è impossibile vivere.
Il consiglio che do (ma, ripeto, è un'opinione personale) è quello di non focalizzarsi troppo su internet. Alcuni (ma non tutti, sia chiaro) ragazzi cresciuti direttamente con l'esperienza di facebook ed internet, danno priorità al fare la pagina facebook e le foto piuttosto che al suonare.
Talvolta il web è visto come una scorciatoia, come se l'approvazione sui social network fosse un valore assoluto.

5) Abbiamo visto in un video degli Zen Circus che suoni una scatola di cartone...

Amo molto sperimentare con le percussioni, oltre alla batteria cerco di suonare qualsiasi cosa mi capiti sotto mano. È curioso vedere come oggetti prodotti per un uso non musicale riescano a creare sonorità nuove. Un esempio lampante è il lavoro portato avanti negli anni dagli Einsturzende Neubauten.
Il tutto va adattato al contesto: usare un set di percussioni composto esclusivamente da scatole di cartone, annaffiatoi di plastica e pezzi di metallo in un concerto elettrico degli Zen Circus, all'interno di un locale da 1000 persone, è azzardato, ma integrare il drumset con questi elementi (o usarli in live acustici) ha un suo senso e, talvolta, riesce a dare una peculiarità al tutto.
La curiosità è un tratto vitale per la musica, come il cercare vie nuove e sperimentare, magari sbagliando. Ma, per quanto sia esso un concetto banale, molto spesso con gli errori impariamo cose nuove.

6) Ci parli della tua esperienza di produttore?

Da quando ho iniziato a suonare, a parte qualche parentesi con gli Zen (Giorgio Canali, Brian Ritchie e Manu Fusaroli), ho sempre prodotto i dischi da solo o insieme alla band. Ultimamente ho portato questa dinamica anche fuori dai miei dischi.
Ho avuto la fortuna di lavorare, negli anni, con persone dotate di un'esperienza lavorativa nettamente superiore alla mia. In questi casi fare la "spugna" ed assorbire tutto il possibile è essenziale.
In questi mesi ho prodotto il primo disco ufficiale dei "Progetto Panico", l'album uscirà a marzo.
Quando produci una band non tua riesci ad avere uno sguardo più ampio, riuscendo a notare le imperfezioni del gruppo, ma anche le potenzialità. Sono tratti che, qualche volta, quando sei focalizzato sulla tua stessa musica, non riesci a cogliere subito.
Nei Progetto Panico ho visto, a mio gusto personale, un qualcosa di bello e fresco, ancora leggermente nascosto all'interno dei loro brani.
Loro sono stati bravissimi e, soprattutto, molto svegli e decisi.

7) E' uscito l'ultimo album degli Zen Circus: “Canzoni contro la natura” che sta avendo molto successo, il titolo e' tratto da un'intervista di Pasolini a Ungaretti. Qual'è leitmotiv il del disco?

La frase di Ungaretti è tratta dal fantastico “Comizi d'amore”.
Purtroppo Ungaretti viene (troppo spesso) presentato solo come il poeta de "Il porto sepolto", che in realtà rappresenta solo una parte del suo lavoro. Il disco ha in sè, in nuce, l'idea del rapporto tra l'uomo, Madre natura e la natura umana.
Non è un disco ecologista; abbiamo  usato la figura di Madre natura per disegnare un contesto puramente fatalista.
La forza contenuta nella frase di Ungaretti è allucinante; il progresso dell'uomo, in realtà è avvenuto forzando la natura. Alla fine della title track abbiamo inserito questo "fulmine di dialettica" perchè evocava alla perfezione l'humus nel quale è stata costruita la parte testuale di una buona parte dell'album.

8) C'è una canzone degli Zen che si chiama “i qualunquisti”, secondo me molto attuale....

Io sono qualunquista almeno due o tre volte alla settimana ahahahahaha.
Le pessime "frasi da bar", volente o nolente, ogni tanto le esclamano tutti. Per fortuna, in alcuni casi, dopo mezzo minuto ci sentiamo degli imbecilli per la vergogna.
La società è cambiata drasticamente negli ultimi 20 anni, e con essa anche il linguaggio: dato per disperso il congiuntivo... messaggi brevi, periodi corti e mirati. La dialettica ed i contenuti usati dalla classe politica creano costantemente dei bivi, dove caschiamo di continuo. Ci viene fornita una scelta tra bianco o nero, mentre le dinamiche sociali e la collettività sono colme di sfumature. Subiamo tutto questo troppo spesso e non facciamo niente per emanciparci.
Per le generazioni cresciute con il Berlusconismo cancellare questo imprinting mefitico è arduo.
La nostra classe politica (TUTTA) ha, simbolicamente, preso un sasso ed ha inziato a tirarlo sempre più lontano, per vedere dove sarebbe arrivato il popolo italiano, a quale limite di sopportazione. Abbiamo docilmente seguito la traiettoria, e con lo scorrere del tempo, questo sasso è stato lanciato sempre più avanti. E noi dietro.
Il qualunquismo sempre più imperante è, in parte, la conseguenza di questo processo.
Ma non si può sempre e solo dare la colpa allo stato; i primi carnefici dell'Italia siamo noi cittadini.

9) Ti va di parlarci del tuo rapporto con la Sardegna?

Come per molti sardi, l'amore che nutro verso questa magnifica regione, ha dei richiami quasi ancestrali... l'amore per la terra, per l'aria che respiri. Sono figlio di genitori sardi, ma, pur passando molto tempo nell'isola (tuttora vado la quasi tutti i mesi) sono cresciuto in Toscana; mio padre e mia madre anni fa sono andati a studiare e a lavorare in continente.
La Sardegna è divisa dall'Italia da un mare enorme, da sempre croce e delizia per i Sardi: da un lato il legame forte con la natura, dall'altro il timore, dopo secoli di continue invasioni. Nell'ultimo secolo la distanza dal continente ha rappresentato un muro a volte invalicabile, dove non filtra il progresso e prolifera la ghettizzazione, spesso fomentata da uno stato che nella Sardegna ha visto solo un luogo da saccheggiare, oppure una discarica, un arto infetto (dove però è comodo passare le vacanze).
I sardi hanno molti difetti, questo è innegabile; hanno uno spirito battagliero, che spesso sfocia nel farsi la guerra a vicenda e nell'essere patologicamente disuniti. Ma, detto questo, il popolo sardo è fiero e magnifico, spesso indecifrabile nei suoi enormi controsensi.
L'Italia è storicamente, socialmente ed economicamente, un insieme di anime divise; è impensabile pretendere che in 150 anni spariscano divisioni, attriti e campanilismi. Ma, detto questo, la Sardegna rimane una terra diversa, che nel profondo non ha niente in comune con il resto del paese. Basta leggere la sua Storia.





1) Disco più bello della musica italiana?
Raw Power: Screams from the Gutter e Lucio Battisti: Anima Latina
2) Un artista emergente che vorresti consigliarci.
vorrei dire: Fast animal and the slow kids o i Bologna Violenta: ma si stanno facendo conoscere abbastanza bene. I Mamuthones.
3) Il film che ogni musicista dovrebbe guardare?
This is spinal tap
4) La canzone che ogni regista dovrebbe ascolta?
Tutto il primo disco dei Pink Floyd
5) Il titolo della prima canzone che hai scritto?
ti dico la 4: Myopic eyes
6) Il tuo scrittore preferito?
Lev Tolstoj
7) Il batterista che ti ha maggiormente influenzato?
Maureen Tucker (Velvet Undergroud), Buddy rich, John Bonham (Led Zeppelin), il batterista dei Monks, Victor Di Lorenzo (Violent Femmes), Jimmy Chamberlin (Smashing Pumpkins)
8) Cosa volevi fare da bambino?
Giornalista o scrittore
9) Per concludere le tre cose più importanti per te

Musica, Sardegna e l'amore.




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