Si scrive Jazz si legge storia: storia antica e
moderna, storia di purezza e contaminazione.
Della passione per il genere, per la musica e le sue infinite sfaccettature ce ne parla Annibale Guarino, sassofonista napoletano che, grazie alla sua sconfinata passione per la musica e per il suo strumento, il sax, ha fatto di questa meravigliosa arte un lavoro che lo ha portato in giro per l’Italia e per il mondo.
Della passione per il genere, per la musica e le sue infinite sfaccettature ce ne parla Annibale Guarino, sassofonista napoletano che, grazie alla sua sconfinata passione per la musica e per il suo strumento, il sax, ha fatto di questa meravigliosa arte un lavoro che lo ha portato in giro per l’Italia e per il mondo.
1. Hai cominciato a
suonare che eri solo un ragazzo: cosa ha fatto si che ti avvicinassi alla
musica e come è avvenuta la scelta dello strumento?
È successo per caso. Nel quartiere dove sono nato e dove ho
vissuto la mia adolescenza (Barra, Napoli) c’era una scuola di musica popolare
con una banda nella sede della società operaia mutuo soccorso nella quale si
potevano prendere lezione gratis, pagando solo la quota associativa. Premesso
che il mio quartiere è noto per la “Festa dei Gigli”, tradizionale
manifestazione popolare dove gli strumenti a fiato la fanno da padrone, per i
ragazzi della mia età era quasi un destino avvicinarsi ad una tromba o ad un sassofono.
Io, che sono sempre stato affascinato da quei “musicanti” che sfilavano durante
la festa e suonavano leggendo lo spartito, ho avvertito l’esigenza di accedere
a quel linguaggio, nella credenza che mi avrebbe dato l’opportunità di entrare
in quel mondo. Il sassofono l’ho scelto solo perché in quel momento nella banda
scarseggiavano sassofonisti e avevano bisogno di nuove leve, un’occasione da
prendere al volo.
2. In che
percentuale ha inciso la tradizione musicale partenopea sulla tua formazione?
In maniera
determinante considerando il fatto che, come dicevo prima, ho iniziato a
suonare nelle feste di paese e il repertorio si basava maggiormente su brani
della tradizione. Ho suonato poi ai matrimoni, battesimi, e quant'altro, sempre
musica napoletana. Ho fatto per così dire la classica “gavetta” per arrivare
poi al pop e al jazz. Come vedi non mi sono fatto mancare niente.
3. Nella tua carriera ci sono collaborazioni con artisti italiani ed anche internazionali: chi ti ha lasciato l’impronta più profonda?
3. Nella tua carriera ci sono collaborazioni con artisti italiani ed anche internazionali: chi ti ha lasciato l’impronta più profonda?
Tutti mi hanno lasciato qualcosa, sia artisticamente
che professionalmente. Suonando spesso con l’orchestra napoletana di jazz, ho
collaborato con artisti del calibro di Archie Shepp, Joe Lovano, Micheal
Brecker e tanti altri, tutti mostri sacri della musica dai quali puoi imparare
tanto ma sempre umili e disponibili
verso noi “mortali”. Devi solo aprire le
orecchie e cercare di carpire i loro segreti. Ho suonato poi per tanti anni con Edoardo Bennato, da lui ho
imparato ad interagire con il pubblico e a dare sempre il massimo sul palco, lui
non si stanca mai e dà sempre una grande energia.
4. Hai parlato di jazz e pop, ma ti sei mai cimentato con la musica classica ?
4. Hai parlato di jazz e pop, ma ti sei mai cimentato con la musica classica ?
In realtà, avendo conseguito il diploma in
conservatorio, ho iniziato con un quartetto di saxes, successivamente ho avuto
un duo da camera dove il repertorio era principalmente classico e neo-classico,
anche con trascrizioni di Bach, Mendelssohn, Villa Lobos, Debuss. Ho suonato
inoltre diverse volte con l’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, la prima
volta è stata un emozione indescrivibile.
5. Riesci sempre a trovare le motivazioni per salire sul palco o, come avviene
a qualunque “lavoratore”, talvolta resteresti volentieri a casa?
Ecco questa è una bella domanda! Per un musicista la
cosa più importante è salire su un palco e suonare, li esprimi tutto te stesso.
Il “problema” è quello che c’è prima e dopo ogni esibizione: viaggi lunghissimi
magari senza dormire, ritrovarti a mangiare in maniera disordinata e subirne le
conseguenze, prove estenuanti. Questo, a volte, ti può far pensare che rimanere
a casa non sarebbe male. Poi però quando inizi a suonare ti dimentichi tutto e
pensi che alla fine va bene così perché è la tua passione.
6. Come insegnante cosa cerchi di trasmettere e che consigli daresti ad un giovane musicista?
Il lavoro dell’insegnante è molto delicato, e
lavorare con i ragazzini (11-14) anni lo è ancora di più. Penso che in questa
fascia d’età bisogna assecondare solo la loro creatività, permettergli di amare
la musica e il proprio strumento, stimolarli, creargli nuovi orizzonti,
accompagnarli alla scoperta di un nuovo mondo che può essere fondamentale per
la loro crescita e formazione personale dandogli la possibilità, quanto prima,
di interagire tra di loro. Il consiglio è quello di studiare tanto e di trovare
un proprio suono, una propria forma espressiva, perché la concorrenza è
spietata e le occasioni di lavoro diminuiscono sempre di più. Però dico anche
che coltivare una passione va al di là del lavoro, ti accorgi di avere
un’esigenza di cui non puoi fare a meno.
7. Il panorama musicale attuale vira sempre più su sonorità sintetizzate e digitalizzate: come vedi un matrimonio tra il jazz e questo nuovo modo di concepire la musica?
Il sintetizzatore nel jazz è comparso diversi anni
fa, soprattutto all'interno dei gruppi jazz-rock
degli anni ’70, quindi la strada è tracciata da tempo. Sono favorevole
ad ogni tipo di sperimentazione che porti ad un nuovo suono e apra nuovi
scenari nel mondo musicale, a patto che si parta dalla tradizione, perché solo
con la conoscenza di ciò che è stato si può trovare una direzione
innovativa, una sperimentazione senza conoscenza
risulterà priva di fondamenta e fine a se stessa.
8. I have a dream..collaborazione da sogno con chi?
8. I have a dream..collaborazione da sogno con chi?
Dovendo sognare ti dico i grandi del jazz del
passato, penso a J. Coltrane, M. Davis. Penso all'orchestra di Duke Ellinghton,
essere diretto dal grande “Duca” (così veniva soprannominato), fare le prove
con lui, avere i suoi suggerimenti, vivere i momenti prima di un concerto,
sarebbe stato fantastico. Dovendo rimanere nel presente ti dico Steve Wonder.
9. In cosa sei impegnato in questo periodo?
9. In cosa sei impegnato in questo periodo?
Sono in tour
con lo spettacolo teatrale “Carosone l’americano di Napoli”, scritto da
Federico Vacalebre con Sal da Vinci, e con un nutrito cast fra attori ballerini
e musicisti. È uno spettacolo che fa riscoprire, nel caso ci fosse bisogno, la
preziosa arte di questo grandissimo musicista, che con la sua straordinaria
inventiva seppe creare una nuova musica napoletana, ironica e spensierata,
ricca di tradizione, contaminandola con i ritmi della musica americana in voga
in quel periodo rendendola fruibile a tutti. In scena siamo un gruppo affiatato
e ci divertiamo tantissimo.
10. Tutti i contatti per seguirti
Sulla mia pagina myspace
Jazz’Amore!


