Alle 02:30 dell’11 Gennaio 1999 il mondo piangeva la scomparsa del cantautore genovese Fabrizio De André.
La definizione è certamente riduttiva, visto che Faber – come gli
amici lo chiamavano e continuano a chiamarlo – era ben più che un semplice uomo
che scriveva ciò che cantava: era infatti anche poeta, scrittore, agricoltore,
era stato impiegato, studente di giurisprudenza, forse anche un po’ filosofo, sicuramente molto pensatore.
| Fabrizio De André nel 1982. (su cortesia della Fondazione De André) |
Nato a Pegli (GE) il 18 Febbraio 1940, ha vissuto l’orrore della seconda guerra
mondiale nelle Langhe astigiane, per poi tornare a Genova dove, dopo una travagliata
esperienza scolastico-universitaria, capisce che il suo destino non può essere altro
che in compagnia di una chitarra e della sua voce calda e accattivante.
| Foto autografata di Fabrizio De André (su cortesia della Fondazione De André) |
I suoi testi però, non sono quelli che un ascoltatore si
attende dal classico panorama musicale italiano del dopoguerra: lui canta di
morte, di prostitute, dei reietti della società, dei drogati, degli assassini,
dei suicidi e dei carcerati, della guerra, della solitudine e delle minoranze
etniche e sociali. Ne canta in lingue dimenticate, come il genovese antico o il
gallurese, a volte ispirandosi a chi già prima di lui aveva affrontato queste
delicate tematiche, come George Brassens, Bob Dylan o Leonard Cohen, fino a
Edgar Lee Masters e Alvaro Mutis.
La sua voce, la sua musica e le sue parole hanno incantato
chi lo ha ascoltato, dentro e fuori l’Italia, prima che un tumore ai polmoni lo
trascinasse via da un mondo al quale aveva da (e voleva) dare ancora tanto, e
che ora gli rende eterna memoria attraverso il suono registrato delle sue molte produzioni, la profondità dei suoi testi e la voce di chi ha avuto l’immensa fortuna di averlo conosciuto; come disse Nicola Piovani: “De André non è stato
mai di moda. E infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di
Fabrizio restano”.
“Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento, Dio di misericordia vedrai sarai contento”
[Per approfondimenti su Fabrizio de André mi permetto di
suggerire la più che esauriente biografia scritta da Luigi Viva, “Non per un dio ma nemmeno per gioco”, mentre per un’analisi completa delle sue opere
rimando con piacere alla mia personale “Bibbia deandreiana”, ovvero “Il Libro del mondo. Le storie dietro le canzoni di Fabrizio de André” e “Fabrizio de André.Canzoni nascoste, storie segrete” di Walter Pistarini]
