martedì 21 gennaio 2014

Recensione: Appino - Il Testamento


Appino, cantautore pisano, voce degli Zen Circus,  esordisce nel “Il Testamento” con il brano omonimo, forse ispirato alla vicenda del regista Mario Monicelli che ha voluto mettere fine alla propria vita lanciandosi nel vuoto dalla clinica che lo aveva in cura.

Ha dieci strofe da riempire per non sfigurare e rendere giustizia a quel gesto estremo, alle ragioni che lo sottendono.  Ha altrettanti piani di palazzo fatiscente da attraversare con lo sguardo atterrito ma fermamente convinto del suo ultimo atto. Non vuole né Gesù né suo padre al funerale pur preferendo il primo al secondo. Ha amato molti e ha odiato tanti con amore.

 È questa la sostanza del testo a suo modo monumentale. Non si esagera a dire che sfiora o che raggiunge la soglia del capolavoro.

“Che il lupo cattivo vegli su di te”  è una traccia potente, sull’ipocrisia, la stolta apparenza e  l’indignazione facile di questi giorni, sono questi infatti i veri spauracchi da cui ci dobbiamo difendere.
Dal punto di vista strettamente musicale questo brano rientra perfettamente nei canoni della canzone alternativa italiana con un inizio e un seguito esplosivo e una ritmica dal timbro ben definito.

È soprattutto in “ Fuoco” che troviamo tutta l’energia covata negli anni, un fuoco che rinasce dalla cenere, un flusso di melodia riconoscibile tra le righe del refrain, il cantilenante motivo sull’amore non desiderato, non conosciuto, non ricambiato e l’affetto ricattatorio.

I brani successivi sono un affresco ben eseguito e icastico dell’Italia contemporanea. Riescono bene nel loro intento narrativo “ La Festa della liberazione”, “ Fiume padre”  e “ Solo gli stronzi muoiono”,  uno dei migliori episodi dell’album.

Si può cercare  l’anello che non tiene di queste composizioni  nella (a volte) eccessiva verbosità dell’autore e in alcuni pezzi (I giorni della merla, Passaporto)  che risultano riempitivi, piccoli abbozzi di colore a descrivere storie non memorabili.

Pur tenendo conto dei punti d’ombra e i momenti meno significativi, il giudizio globale dell’opera non può che essere positivo.

Si deve tenere conto di una certa inventiva nel saper mescolare i generi e capacità di riflessione sulla società odierna non comune a molte altre formazioni e artisti italiani. 


VOTO : 7/10



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