sabato 11 gennaio 2014

Recensione: Depeche Mode - Delta Machine


L'attesa era tanta. I Depeche Mode, gruppo ormai diventato uno dei grandi nomi della storia di sempre, dopo una lunga carriera, e la pubblicazione di vari album, considerati autentici capolavori, come Violator o Playing The Angel, ad esempio, ci riprovano nel 2013 con la pubblicazione di questo disco, dichiarando che le sonorità e le timbriche sono state ispirate ai loro lavori migliori.
Anticipato dal singolo Heaven, le premesse erano le migliori. La canzone infatti si distingueva per uno stile davvero unico e capace di catturare l'ascoltatore facendolo sognare ad occhi aperti. Un lento dal retrogusto romantico, ma carico di enfasi. La band, dopo 30 anni non dimostra il minimo accenno di vecchiaia.
Purtroppo però, comincio col dire che tali premesse sono state disattese ampiamente.
Le canzoni, risultano poco caratteristiche, e infine nulla di particolarmente indimenticabile, ne sono la testimonianza canzoni come "Broken"(seppur ben congegnata, non riesce a colpire), "Should Be Highter" (molto sopra le righe, ma priva di contenuto, sembrerebbe fatta alla buona, giusto per fare rumore), "Welcome To My World" (sembra quasi dubstep, decisamente non da loro).

Alcune canzoni invece si fanno apprezzare nonostante l'amaro in bocca, come ad esempio "Secret To The End", "My Little Universe" e "Slow", per non parlare di "Goodbye", che chiude il disco decisamente bene.

E' dura essere i Depeche Mode nel 2013, ad ogni lavoro si riceve un attenzione ed una aspettativa al di sopra di ogni razionalismo. Vedere Dave Gahan conquistare la platea come è successo in questo tour 2013, dopo tutte quelle che ha passato, dopo 30 anni di carriera, con questa infinita carica di energia e questa verve, lasciano davvero pensare che ci sia qualcosa di sovraumano in lui.
Da segnalare che in questo disco parecchi testi sono stati scritti appunto dallo stesso Gahan, e sono risultati decisamente positivi, in controtendenza con quello che è stato il trascorso della band, dove era Martin Gore la mente dietro le canzoni. In generale comunque possiamo dire che i testi di questo album, come gran parte di quelli già usciti in passato, sono decisamente piu' curati, introversi e poetici rispetto alla media dello scenario musicale.

Non mi sento di bocciare questo disco, ma nemmeno di elogiarlo particolarmente. Spero di vederli continuare bene questo che finora è stato un cammino molto ricco dal punto di vista produttivo e musicale.



Voto: 6/10




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