mercoledì 8 gennaio 2014

Recensione: Baustelle - Fantasma


Incominciamo con un dato di fatto:
il presente disco è stato candidato ad essere il miglior album italiano del 2013 dalle più importanti testate italiane di musica. Il punto è vedere se questa investitura sia meritata o meno. Per chi conosce i Baustelle questo lavoro rappresenta un’evoluzione sonora e lirica a metà. Il che non è un necessariamente un male.  Rispetto al precedente “I mistici dell’occidente” in questo progetto si può riscontrare di certo maggior chiarezza d’intenti, uno scheletro dell’opera disegnato con più cura e testi più efficaci.
La tendenza giovanilistica che aveva caratterizzato gli altri album qui diventa appena percettibile,  una pennellata lieve che si dispiega nei pezzi con discrezione. Più che altro in questo momento è come se i giovani raccontati durante tutta la carriera fossero cresciuti, o per meglio dire invecchiati.
Il filo rosso stavolta è rappresentato dai concetti di morte, dissoluzione, catastrofe imminente e futuro precario.  Completano il quadro i riferimenti velati alla politica di oggi, alla quotidianità dominata dalla tecnologia invasiva, alla religione ufficiale di stato concepita in tutta la sua ottusità e grettezza.
L’amore è celebrato non in quanto elemento salvifico nello scenario claustrofobico degli anni zero, ma come motivo consolatorio nell’oscurità generale.
Colpisce che l’intera scaletta del disco componga una sorta di sceneggiatura, colonna sonora per un film di anime spossate dalla vita, sospese a mezz’aria.  Le tracce strumentali sono ricorsive per nome e sonorità. Sono stati tracciati da altri recensori parallelismi con la musica di Ennio Morricone, a ragione a mio avviso, dal momento che tutti gli episodi puntano ad essere imponenti, monumentali  e musicalmente fastosi.
È presente una certa omogeneità nella scelta di utilizzare toni musicali trionfalistici e barocchi, tutto però è dosato con misura e gusto. Ci sono senza dubbio tracce memorabili come “Il Futuro” , “ Maya Colpisce ancora” , “ La Natura” . Tutta la seconda parte dell’opera ha un grado più elevato (rispetto alla prima parte) di intensità e i testi sono più immaginifici e vividi.

Bianconi e soci dimostrano di essere artigiani della musica apprezzabili, degno di nota è anche il citazionismo non casuale e mai ammiccante nella migliore tradizione del cantautorato italiano “colto”.

VOTO: 7.5 / 10



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