
Di solito gli album di debutto di una band contengono le sonorità grezze che poi verranno sviluppate negli album successivi, contengono lo spirito più puro della band; se questa poi ha la fortuna di avere un discreto successo, tali album sono custoditi dalle etichette discografiche come delle vere e proprie pietre miliari.
Questo è ciò che vedo accadere, e che continuerà ad accadere la maggior parte delle volte.
Poi, un giorno, dagli altoparlanti sono spuntati i Flogging Molly, band statunitense con un quadrifoglio stampato nell'anima, che con il loro album di esordio, "Swagger", pubblicato nel 2000, hanno violato questa golden rule e hanno dato il benvenuto al nuovo millennio con una pinta di Guinness ed un gran cazzotto in faccia.
Diciamolo subito: per gli amanti del sound irish, questo è decisamente l'album migliore mai realizzato dalla band, un insieme caotico e perfetto di musicalità trascinanti su uno sfondo dal sapore punk.
Il filo rosso che percorre le tredici tracce di Swagger è la varietà. Varietà di stili, di strumenti, di argomenti, di pesi e leggerezze, di chiaroscuri.
La prima traccia dell'album, "Salty Dog", è una ventata d'aria fresca, è un gruppo di amici che entrano in un pub con tanta voglia di divertirsi e divertire. E ci riescono, oh, se ci riescono. Questa canzone mescola elementi di folk irlandese con l'aggressività del punk, e l'unica cosa che si può fare con certi suoni nelle orecchie è saltare, pogare, urlare per ore.
La maggior parte delle canzoni seguono questa linea guida, mentre alcune (come "The Worst Day since Yesterday" e "Sentimental Johnny") escono di carreggiata per svilupparsi in modi diversi, più malinconici, più folkloristici, dove il suono del violino e della fisarmonica nelle abili mani di Bridget Regan e Matt Hensley compiono la loro magia.
Mettendo la potenza del suono al centro della composizione musicale, i Flogging Molly danno alle varie tracce un ordine apparentemente sconnesso che rende l'album doppiamente apprezzabile. "Swagger" rappresenta un debutto col botto per questa band così eterogenea e compatta, un debutto da ricordare, che occupa senz'ombra di dubbio il posto d'onore.
Se i testi dei brani, apparentemente insensati e a tratti umoristici, non vi convincono fino in fondo, state pur certi che tutto il resto lo farà.
Brani consigliati:
-"Selfish man" : la storia di una vecchia, brutta abitudine del buon Dave King, il cantante, raccontata con un ritmo serrato.
-"Black Friday Rule" : rivoluzionaria, travolgente, con un assolo di violino da brividi, forse la migliore traccia dell'intero album.
VOTO: 9/10