domenica 12 gennaio 2014

Recensione: I'm a bird now - Antony & The Johnsons



Le presentazioni nel caso di Antony and the Johnsons non sono più molto necessarie.  Dopo svariate date italiane dei suoi spettacoli e la collaborazione con Franco Battiato nel lavoro “ Del suo veloce volo” il pubblico nostrano deve essersi affezionato a questo artista. 
Ce ne fossero di abitudini altrettanto felici e dense di significato!

Entrando nel particolare, l’apertura di questo disco ormai cult del 2005 del talentuoso cantautore americano Antony Hegarty è affidata a “Hope There’s Someone “  il capolavoro dell’album , che si fa strada sinuosamente e ha proprietà altamente consolatorie. 
È un perfetto ritrovato musicale da applicare sulle sconfitte avvilenti e sui tagli inferti da agenti esterni.
 La coda pianistica che chiude il sipario sul pezzo è di notevole effetto, le note si rincorrono veloci fino a sprofondare in un coro lontano che sconfina nella sola voce distinta di Hegarty.
Si prosegue sulla stessa lunghezza d’onda con” My Lady Story”,  una ballata dai toni delicati che si accende di sentimento dolente ma che rappresenta, suo malgrado,  il punto debole dell’opera.
“For Today I’m a Boy” è un inno alla diversità e alla fluidità identitaria, all’autodeterminazione e alla creazione del proprio sé prescindendo dalla dotazione naturale e da altri fattori accidentali.

Il viaggio musicale ha come tappe successive  “Man is the Baby”,  “You Are My Sister”, “ What Can I Do?”, la prima è un distillato purissimo di poesia sulla rinascita del proprio essere, sulla liberazione del proprio spirito più autentico facendo anche leva sulle debolezze che affliggono l’animo umano.
L’altra traccia è un duetto con l’icona anni 80’ Boy George, figura mitica nell’immaginario di Antony, l’appellativo “sister” è un omaggio a tutta la scena cabarettistica notturna delle drag queen e il mondo en travesti americano e internazionale. 
“What Can I do?”  è un momento musicale brevissimo ma pregevole  firmato da  Rufus Wainwright, il quale riecheggia con raffinatezza le atmosfere sofisticate degli Smiths.

 La successiva “Fistful of Love” segna l’incontro con la personalità di Lou Reed;
 i due coltiveranno da questo momento un rapporto di amicizia e stima.
 In” Spiralling” troviamo come ospite un Devendra Banhart alle prime armi, il canto è nostalgico e gravido di tutte le incertezze umane, certamente non vocali, infatti la prova canora qui è una delle migliori e anche l’ambiente sonoro creato, come se fosse grondante  di drappeggi  e velluti senza cadere nella pacchianeria.

Il finale è preceduto da “ Free at Last”, un’invocazione a Dio recitata su una base di piano e alfabeto Morse. L’ultimo episodio “Bird Guhl” è il personale congedo colmo di grazia,  in piena corrispondenza con quella che l’artista ha soprannominato era della “bellezza fiorente” , un tempo in cui l’innocenza del sentire si sposa con soluzione artistiche contraddistinte dalla soavità ed eleganza del gesto.


 Voto: 8.5/10



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