Una cavalcata oscura e incalzante, i suoni si alternano alle
prime battute, sembra di trovarsi al cospetto di una Nico più sognante del
solito o di una Soap and Skin colta da magnifico torpore.
Il lato tragico è esaltato dal fondale sonoro così evocativo , composto dal musicista avvezzo
alle colonne sonore Yann Tiersen (vedi “il favoloso mondo di Amélie”, “Goodbye
Lenin“) , che va a riverberarsi sulle parole sussurrate da Shannon Wright,
cantautrice statunitense degli anni zero dotata di gran talento e di notevoli abilità canore.
La sensazione al primo ascolto è quella di essere come
irretiti dalle pennellate date con trasporto,
a tratti con violenza , senza
però mai smarrire la grazia interpretativa.
Ci sono delle asperità
sparse in questo disco, come la dura “Dried Sea” e la successiva “While you
sleep” che non risparmiano all’ascoltatore ruvidezze e crescenti battiti
metallici laddove il buonsenso dei cantanti mediocri condurrebbe verso un ritornello rassicurante.
Si possono cogliere delle analogie con PJ Harvey al culmine
dell’ispirazione, una Tori Amos spogliata della sua ampollosità o meglio una
Lisa Germano ai tempi di “ Geek the Girl” in cui confezionava pezzi che
mantenevano intatta la promessa di profondità
degli arrangiamenti contrapponendo liriche imperniate su temi scomodi
che sapevano turbare accortamente le coscienze.
In questo scrigno di composizioni alt pop e folk alternativo
non si scorge alcun raggio di sole,
l’inquietudine è palpabile, il piglio con cui Shannon Wright affronta i
pezzi è straordinariamente nervoso.
Il tutto è musicato con grande maestria da Tiersen che non
trova difficoltà a tradurre in immagini efficaci il groviglio di suoni, il
cantato sospeso come una nuvola su una landa pietrosa e cinerea.
Quelli descritti sono quindi momenti catartici, liberatori.
Le migliori tracce di questo disco sono sicuramente “Dragon
fly”, “Sound the bells” e “Callous Sun”
.
La prima in particolare unisce drammaticità e gusto per la
melodia, per i suoni orecchiabili ma di certo non stucchevoli.
Il tentativo di questi due artisti non è solo quello di
accarezzare, attenuare il dolore ma quello di analizzarlo in tutta la sua
complessità e di sfruttarlo pienamente come se fosse un serbatoio continuo di
energia plasmabile, da cui ricavare materia incandescente che si presti alla
trasfigurazione creativa.
VOTO : 8/10
