venerdì 31 gennaio 2014

Recensione: Yann Tiersen & Shannon Wright - Yann Tiersen & Shannon Wright



Una cavalcata oscura e incalzante, i suoni si alternano alle prime battute, sembra di trovarsi al cospetto di una Nico più sognante del solito o di una Soap and Skin colta da magnifico torpore. 

Il lato tragico è esaltato  dal fondale  sonoro così  evocativo , composto dal musicista avvezzo alle colonne sonore Yann Tiersen (vedi “il favoloso mondo di Amélie”, “Goodbye Lenin“) , che va a riverberarsi sulle parole sussurrate da Shannon Wright, cantautrice statunitense degli anni zero dotata di gran talento e di notevoli abilità canore. 

La sensazione al primo ascolto è quella di essere come irretiti dalle pennellate date con trasporto,  a tratti con violenza , senza  però mai smarrire la grazia interpretativa.

 Ci sono delle asperità sparse in questo disco, come la dura “Dried Sea” e la successiva “While you sleep” che non risparmiano all’ascoltatore ruvidezze e crescenti battiti metallici laddove il buonsenso dei cantanti mediocri  condurrebbe verso un ritornello rassicurante.

Si possono cogliere delle analogie con PJ Harvey al culmine dell’ispirazione, una Tori Amos spogliata della sua ampollosità o meglio una Lisa Germano ai tempi di “ Geek the Girl” in cui confezionava pezzi che mantenevano intatta la promessa di profondità  degli arrangiamenti contrapponendo liriche imperniate su temi scomodi che sapevano turbare accortamente le coscienze. 

In questo scrigno di composizioni alt pop e folk alternativo non si scorge alcun raggio di sole,  l’inquietudine è palpabile, il piglio con cui Shannon Wright affronta i pezzi è straordinariamente nervoso.

Il tutto è musicato con grande maestria da Tiersen che non trova difficoltà a tradurre in immagini efficaci il groviglio di suoni, il cantato sospeso come una nuvola su una landa pietrosa e cinerea. 

Quelli descritti sono quindi momenti catartici, liberatori.
Le migliori tracce di questo disco sono sicuramente “Dragon fly”, “Sound the bells”  e “Callous Sun” .

La prima in particolare unisce drammaticità e gusto per la melodia, per i suoni orecchiabili ma di certo non stucchevoli.

Il tentativo di questi due artisti non è solo quello di accarezzare, attenuare il dolore ma quello di analizzarlo in tutta la sua complessità e di sfruttarlo pienamente come se fosse un serbatoio continuo di energia plasmabile, da cui ricavare materia incandescente che si presti alla trasfigurazione creativa.


VOTO : 8/10


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