Michele Ducci e Alessandro Degli Angioli, conosciuti come M+A, sono un duo pop/elettronico forlivese.
I due ragazzi, ormai divisi tra Bologna e Londra, si sono fatti conoscere per la loro notevole attenzione alle nuove tendenze musicali e sono riusciti a portare l'electro-pop made in Italy in varie parti d'Europa.
Gli M+A possono essere considerati come il futuro della sperimentazione. Il loro modo di creare e comporre può definirsi quasi avanguardistico.
Questo duo forlivese è in grado di farvi entrare in un altra dimensione: delicata, colorata. Basta solo chiudere gli occhi e lasciare che la loro melodia vi conquisti.
Nonostante i loro numerosi impegni di questo periodo, siamo riusciti a rubar loro un po' di tempo per una breve intervista.
Partiamo
dalle origini: chi sono gli M+A e come nasce questo progetto?
Il nostro progetto
nasce nel 2011, con Thing.Yes, più o meno a caso. Io (Michele) e
Alessandro non ci conoscevamo, ma abbiamo deciso di fare comunque un disco
assieme. Ora che ci siamo conosciuti è entrato un terzo elemento, Marco
Frattini.
Qual è stata l'evoluzione compositiva delle vostre canzoni da Things.Yes (2011) a These Days (2013)? Se poteste descriverla in tre parole, quali scegliereste?
Ci siamo
concentrati sulla scrittura, sulla forma canzone. Con Things.Yes tutto era più ambiguo,
mosso, e paradossalmente più regolamentato: non c’erano
regole quindi tutto quel che si faceva diventava regola. Con These Days avevamo
delle griglie, ma il fatto di dover creare degli spazi di libertà,
delle rotture, rendeva il tutto più stimolante.
Quindi
possiamo dire…”canzoni, strutture, melodie”
Parlando
più approfonditamente
di These Days, in una recente intervista avete affermato:
"E' come se ci fosse un fuori del dentro. Ecco, forse è questa l’essenza di These Days".
Potete spiegarci questa affermazione?
"E' come se ci fosse un fuori del dentro. Ecco, forse è questa l’essenza di These Days".
Potete spiegarci questa affermazione?
Non ricordo il contesto. Credo si riferisse a noi in quanto gruppo, al fatto che lavoriamo come se non facessimo parte di un gruppo, come “gruppo impossibile”. Questo ci permette di non essere mai inghiottiti dal dentro. Quando Ale mi manda un brano chiuso, e viceversa, io sono il fuori del dentro.
Come state vivendo il tour iniziato nel 2013 e quali feedback sentite di aver ricevuto?
Siamo molto
contenti. Alcune cose devono ancora arrivare, quindi fare un bilancio è complesso.
Da David Letterman (sic!). No, non saprei, il live è una dimensione che ci piace poco a prescindere. Dipende anche dalle situazioni. Al circolo, ad esempio, la situazione era un po’ così. Dalla Cira, a Pesaro, invece, si era creata una situazione che trascendeva il luogo.
Qual è l’aneddoto più divertente che potete raccontarci riguardo la vostra musica e/o il vostro tour?
Quando sono
entrato nella macchina sbagliata, pensando fosse quella di Ale. Ma questo
risale alle prime prove.
La grafica utilizzata per le copertine dei
vostri album raffigura prevalentemente piumaggi e petali di fiori, colori
pastello e sicuramente si distingue per un design molto ricercato. Da dove nascono queste idee e qual è il senso delle raffigurazioni?
Non credo abbiano un senso, a livello intellettuale, diciamo. Non c’è un vero e proprio ragionamento dietro: abbiamo preso i colori di una sensazione che avevamo, dovuta agli ascolti del momento.
All'interno del vostro sito c'è la sezione "shop" nella quale è possibile acquistare cartoline, cd e magliette che ci riconducono a quella passione per il mondo naturale che traspare dalle copertine degli album. Musicisti e anche "stilisti" dunque?
Buon Ascolto!
Intervista redatta da: Chiara Ceccarelli, Ilaria Guarino, Giulia Zampa
un ringraziamento a Davide La Rocca
