Matteo Piubelli, alias Creepy Hand, è un musicista attivo nella provincia di Verona. Più di cinque gruppi all'attivo e numerosi lasciati alle spalle, si diverte con la musica elettronica e un tocco di isterismo esoterico. L'ho intervistato per farvi capire quanto c'è bisogno di gente come lui. Non come voi. Come lui.
Carriera musicale precedente? Da dove provieni? Autodidatta, didattato o disadattato?
Disadattato da un metodo autodidatta. Ho cominciato a suonare sopra i dischi che mi mettevo allo stereo, senza accordi senza teorie. Mi sono fatto degli accordi, delle accordature standard. Avevo sopratutto dischi swing e jazz, quindi un freestyle assurdo. Poi dal grunge anni '90 e Ramones.
Non ho fatto la classica fase intermedia del Metal.
Oltre ad essere un musicista, quale altra definizione ti daresti?
Un discreto sognatore
Secondo te, dividere la scena musicale attuale in generi e categorie e sottocategorie non è un po' come tentare di bloccare un fiume con un sasso? Mi spiego meglio: dando per assodata l'intercorrelabilità e la labilità dello zeitgeist musicale, è ancora possibile definirsi "X"?
Penso che non bisogna rincorrere niente e nessuno; solo quando si ha piena convinzione su quel che si fa ci si può ritenere una "X".
Che cos'è per te il suono?
Il suono lo concepisco come molteplici corpi presenti con una loro massa e una loro densità: il suono occupa lo spazio e nell'udirne l'intensità possiamo simultaneamente vederne i colori e sentirne i profumi. Si è circondati da infinite fonti sonore, però differenti sono le sue direzioni, siamo noi stessi tuttavia a concedere ad alcuni suoni di poter esser ascoltati. Anche se nel sottofondo ci sono miliardi di suoni, noi decidiamo che cosa ascoltare.
Parlami del concetto di meccanicità intrinseca nella musica elettronica.
Il Beat va costruito e studiato, e sulla base di quello io premo start e lo lascio andare anche per 10 minuti. Non ha una fine, perché nel mentre dell'esecuzione io aggiungo strumenti casuali. Fosse per me il brano non avrebbe mai una fine: tutte le mie track sono infatti un infinito loop.
Se dovessi uccidere qualcuno utilizzando un vinile come shuriken, che vinile utilizzeresti?
Edith piaf "la vie en rose" non sarà lo shuriken a ferirvi
Trovi che Soundcloud abbia definitivamente soppiantato Myspace?
Soundcloud è una piattaforma più diretta e facile da gestire: la possibilità di caricare e condividere istantaneamente coi networks e il mondo in pochi secondi, lo rende alla vetta.
Harry Styles degli One Direction ti chiede di buttargli giù la musica per il nuovo singolo, tanto poi ci penseranno loro a scriverci un testo su quanto è difficile l'adolescenza quando la ragazza che ami ti ha lasciato. La tua prima reazione?
Beh, se mi produce i miei dischi fino a che campo, ovviamente gli dico di si.
Domanda scontata di rito: prossimi progetti futuri?
Confronti e collaborazioni socio-musicali
Quanto tempo impieghi di solito per comporre un pezzo? che strumentazione usi?
Gran parte dei miei brani cominciano con una geometria già strutturata ma inevitabilmente non hanno una lunghezza altrettanto definita. La composizione è spesso casuale e improvvisata; non riuscirei a riproporre dal vivo l'intera esecuzione mantenendola fedele all'originale. Di solito mi attengo comunque a utilizzare rum machine, chitarra, sitar, organo, armonica, sax tenore.
Trovi che il fatto di non poter ripetere un'opera in live la renda un'opera unica?
Il concetto è molto interessante. Il postmodernismo ha messo come suo mantra la riproducibilità dell'opera all'infinito: i miei pezzi possono essere ascoltati anch'essi virtualmente all'infinito, solo che io stesso e nessun altro saremmo capaci di riprodurli live.
Se dovessi dare un nome ad un album retrospettiva che racchiude tutti i tuoi grandi successi, quale sarebbe?
"Cognitive dissonance", il "non capisco".
Semplicemente perché ogni pezzo che faccio, non so quello che sto facendo. È tutto a caso.
Ora proponici un tuo pezzo da ascoltare e descrivilo.
54 BIS- from "the portrait of my crinkle" |2014| È stato il mio primo pezzo registrato con il sitar: mi piaceva molto l'idea di una batteria elettronica accostata a uno strumento molto antico. È questo contrasto che la rende particolarmente interessante.