A cura di Davide La Rocca
Parlare dei Coldplay permette di sollevare tantissime metafore. Loro sono cambiati e hanno inseguito i tempi, a volte con stile, a volte con etichette commerciali a loro affibbiate
. Se la schiera dei fan legata ai primi intramontabili capolavori si è un pó dileguata, specie dopo Mylo Xyloto (autentico tonfo dal punto di vista qualitativo della band), con Ghost Stories ci sono i presupposti per tornare ad apprezzare alcuni sprazzi del nuovo lavoro della band inglese.
Sono le cinque del pomeriggio nel momento in cui scrivo questa recensione, e fuori, attraverso la finestra, si intravedono gli alberi scossi dal vento, nonostante il pomeriggio si possa definire tranquillo.
Parlando dell'album, l'apertura con la traccia "always in my head" è delle migliori. Grande riff di chitarra, e una melodia di quelle destinate a restare nella nostra mente a rimbombare mentre la canticchiamo. Non un capolavoro, ma decisamente un'ottima traccia. Molto autentica.
"Magic", la seconda traccia, mi ha dato impressioni discordanti. Al primo ascolto che feci, la odiai, mi sembrò una canzonetta non adatta a quella concezione che avevo dei Coldplay (peraltro persa con Mylo Xyloto). Ma il tempo mi ha fatto ricredere, e trovo questa canzone decisamente apprezzabile. Lo stile e il ritmo sono da elogiare, e con un po' di attenzione si nota che la base è tutt'altro che semplice.
L'ascolto prosegue con la terza traccia, e intanto fuori inizia ad abbassarsi il sole. Il ritmo è incalzante, decisamente inaspettato, una canzone semplice ma allegra; non annoia, la definirei perfetta come un sottofondo chilling, o quando ci si sente leggeri e semplici. La quarta canzone, "true love", una delle mie preferite, trasuda romanticismo e riesce bene come prospettiva per un ingenuo sognatore. Lo stesso sognatore che guardando dalla finestra il tramonto riesce già a vedere le stelle. È una volta giunte le stelle, una volta che si sono abbassate le luci, subentra "midnight". Riesce a costituire un perfetto binomio con la traccia precedente. Midnight è il vero capolavoro del disco, qualcosa che riesce a spiazzare ad ogni ascolto. L'atmosfera si fa minimale, e riesce a scatenare un ritmo intimista e introspettivo. Rappresenta l'espressione del astrattismo disordinato fuso all'ordine e alla perfezione matematica con cui è costruita questa canzone. Durante il trionfo finale, l'animo di scuote con eleganza; si tratta di una canzone astratta, per animi complessi. Uno chapeau a Jon Hopkins, produttore di questo brano, autentico genio contemporaneo della musica.
Traccia 6, il ritmo cambia, una voce femminile ci avverte di un cambio di rotta, in un brano che è un crescendo elegante e controllato. I suoni sono molto ricercati e orchestrali, va saputa apprezzare. "Oceans" ci riporta su un terreno astratto, ma anche nostalgico. Infatti, la voce di Chris martin, e le chitarre sembrano ricordare le atmosfere di ”Parachutes", l'album d'esordio. L'atmosfera è simile a quella di magic, notturna ed intimista. Decisamente una delle migliori e più rappresentative dell'album. A seguire troviamo "A sky full of stars", brano che esplode d'un botto, riportando l'ascolto in aria, per volo.
Il brano vede la collaborazione di Avicii, ed è di stampo dance/elettronico, a cui siamo tanto abituati negli ultimi tempi. Mossa commerciale in grado di trascinare le vendite, e in grado di far ballare tutti questa estate, quindi prepariamoci alle più differenti varianti di remix da quì a settembre. Il brano in sè non è male, anche se in controtendenza con quelli che erano gli antefatti del disco. "O" va a chiudere il disco mostrando con evidenza il paradosso del brano precedente. Infatti adesso di troviamo di fronte un minimale ritmo di pianoforte che preannuncia la conclusione della nostra smorzata edizione europea. Infatti in America è in vendita la versione deluxe dell'album, con altri tre brani. Ma direi che va bene così chiuderla qui, probabilmente il risultato sarebbe stato troppo lungo e travagliato altrimenti.
In generale mi sento di promuoverlo con buoni voti, sono soddisfatto del risultato, visto il precedente lavoro, e visto il contesto in cui la band suona, ovvero il più mainstream possibile. Ci sono alcune canzoni che daranno ispirazione ai più romantici, e altre ai più sognatori. Un album che non si può certamente definire d`avanguardia, ma che insegue i tempi con buona qualità e fedeltà. Un disco piu' minimale e meno superficiale, duale se vogliamo, con il contrato tra il giorno e la notte, tra il sogno e il passato.
VOTO: 7.5
