mercoledì 28 maggio 2014

Recensione: "Vol. 3 - Il cammino di Santiago in Taxi" - Brunori SAS

A cura di Mariagrazia Carbotti

Non c'è due senza tre. Sarà stata la saggezza popolare a spingere il cantautore calabrese Brunori SAS a registrare il suo "Vol. 3 - Il cammino di Santiago in taxi". Già dal titolo, si intuisce che uno degli ingredienti principali dell'album è l'ironia.
Mai banali, mai ripetitive, mai eccessive queste undici tracce si caratterizzano per la loro sempreverde frenetica narrazione alla Battisti-Gaetano, foriera di musica dai tratti vintage, che si fa spazio tra gli ascoltatori più curiosi per l'originalità dei testi e degli arrangiamenti.
All'indomani dell'uscita del primo singolo di questa raccolta, "Kurt Cobain", Dario Brunori si è ritrovato protagonista di una pioggia di critiche che lo accusavano di aver utilizzato il nome del famoso leader dei Nirvana (e quello di Marylin) come mossa strategica per acquisire visibilità. Il brano tratta elegantemente il tema della vacuità e del peso del successo, il quale, spesso, è "soltanto una scatola vuota". Durante l'ascolto, lasciandosi trasportare dalla canzone e liberandosi dai pregiudizi legati ai nomi citati, affiora un'autentica commozione che testimonia la sincerità delle parole e del messaggio. La dolcezza della sua voce e i suoni cristallini di sottofondo rientrano a pieno titolo nella categoria dei gioielli rari della musica italiana di oggigiorno che non devono essere svalutati dalle orecchie di coloro che, probabilmente, sentono ma non ascoltano. La capacità di amare se stessi e chi ci circonda è la forza che dovrebbe sorreggerci tra gli ostacoli e le fragilità di tutti i giorni.




"Nessuno", "La vigilia di Natale", "Arrivederci Tristezza", "Sol come sono sol", "Maddalena e Madonna" sono decisamente vessilli della nostalgia, della malinconia, del buon vecchio romanticismo che fa a pugni con la razionalità. Ritratti di vita quotidiana disillusa, gran parte di loro autobiografici, in cui ogni ascoltatore si può facilmente impersonare. Un dirompente zapping tra i ricordi, con il sottofondo di pianoforte ed archi, a volte entusiasmanti e a volte disperati, che, in una manciata di minuti, fa assaggiare una carrellata di emozioni rapide e mai indolori. L'amore, inviolato regista e sceneggiatore di queste tracce, ha mille sfumature, mille varianti, mille poteri magici per demoralizzare e subito dopo entusiasmare gli uomini, poveri burattini sopraffatti dal destino ed in balia delle costrizioni sociali e delle promesse fatte a sé stessi ed agli altri.




Di certo, non mancano nell'album i brani più leggeri, da cantare sotto la doccia o in macchina, andando in spiaggia. Uno spasso assicurato è il secondo, "Mambo reazionario", un allegro riassunto della nostra società incoerente e buffa. E' un mix di simboli (Che Guevara, Fidel Castro, Pinochet, Beyoncé) che convivono nella testa dell'uomo medio che viene canzonato efficacemente seguendo il motto del "Come farà chi non ha un soldo ad apparire milionario? Come farà quel che è superfluo ad apparire necessario?". Altro pezzo apparentemente frivolo e degno di nota per il suo carattere presuntuoso e vincente è "Il santo morto". Anche qui, religione ed ateismo, istituzioni e valori vengono ribaltati ed esagerati per spingere l'ascoltatore alla riflessione, quella costruttiva e con il sorriso.




Qualche nota di colore. Brunori ha registrato l'album in un convento di Belmonte Calabro, con il produttore giapponese Taketo Gohara (spalla di Vinicio Capossela, ma anche di Mauro Pagani, Marta sui Tubi, Verdena, Negramaro). Poliedrico è il ventaglio di personaggi da cui dice di aver preso ispirazione: Nabokov, Pasolini, il regista Frammartino, Teleradio Padre Pio, la chiesa in cui ha lavorato, l'atmosfera di gruppo che ha creato attorno a sé. Le melodie sono libere da sovraincisioni, così da conferire la giusta rilevanza ad ogni accordo, sono corali, ci sono tutti e sei i musicisti che lo accompagnano nei live.
Questo Vol. 3 è un lavoro, in generale, buono. Ne esce fuori un genio istintivo, strattonato dagli episodi cocenti della vita, che si porta dietro le cicatrici di un percorso fatto di solitudine e malinconia celato dietro a delle rime naif, talvolta forzate, sempre musicali. Impossibile da ignorare è il sapore agrodolce che ti pervade al termine dell'ascolto.  E' moderato, senza grandi colpi o picchi di scena, più ragionato del Vol. 1 e 2, più diretto, dai toni carezzevoli, un calderone di suoni, che permettono una commistione di generi inaudita. La sensibilità del cantautore è coinvolgente, a conferma del fatto che quest'album è il trionfo dell'introspezione e dell'inconscio, una puntata dell'interminabile duello ragione-sentimento.
Non ci resta che testarlo dal vivo nel suo tour estivo, le cui date sono state ufficializzate proprio lunedì. Tra le altre, Brunori e la sua band apriranno i concerti di Ligabue a San Siro ed all'Olimpico di Roma. Questo ha diviso a metà i suoi fedelissimi. Agli "addolorati", il cantautore ha risposto, tramite la sua pagina Facebook, che: "Ligabue potrà piacervi o meno, quel che conta è che oggi mi sta offrendo un'opportunità di visibilità che in altri ambiti "grandi" mi è praticamente preclusa oltre che un'esperienza unica per chi fa il mio mestiere. Chi vuol bene a me e alle mie canzoni non può esser dispiaciuto del fatto che io le canti di fronte ad uno stadio intero. (...) Le cose che amiamo andrebbero condivise con quanta più gente possibile. Altrimenti il lamento quotidiano sulla condizione della musica italica diventa solo uno sterile autocompiacimento del nostro ego, in un'ottica elitaria e di nicchia che non m'interessa. Quando il contenitore non altera il contenuto, non vedo proprio il male dove risieda". E ritornando alla saggezza di cui si parlava all'inizio, a noi sembra che questo musicista ne abbia da vendere. 

VOTO: 7,50

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