domenica 8 giugno 2014

Recensione: Dente - "Almanacco del giorno prima"

A cura di Mariagrazia Carbotti

Tracce armoniose, suoni ricercati, giochi di parole. Volendo sintetizzare questo geniale cd di Dente, sono questi gli elementi principali. "Almanacco del giorno prima", quinta pubblicazione di Giuseppe Peveri aka Dente, ha un raffinato gusto anni '50 che si respira nelle parole delicate ed intime accompagnate da uno stile malinconico e giocoso, leggero e profondo, innegabilmente originale e tagliente.
 A leggere le opinioni degli ascoltatori, la direzione quasi lirica, frutto della crescita della sua musica, divide chi ama questo cantautore. Questo album rievoca lo spirito dei suoi lavori precedenti, ricercando, inoltre, sonorità più latine e tropicali. Dente riveste il ruolo del folgorante prestigiatore delle parole, che vengono selezionate, evidenziate, incastrate con una scioltezza inespugnabile. Gli arrangiamenti, freschi e leggiadri, stimolano i sorrisi e la pace interiore. Dente ha come obiettivo quello di emozionare, non quello di piacere a tutti. I suoi lavori non sono piatti. I testi delle canzoni sono prospettici: il cantautore immerge fantasioso le mani nei granelli di sabbia passata e li riadatta al futuro, cercando di discernere le nuove esperienze, sulla base delle lezioni del signor Ieri. Alcuni cenni a riguardo, sono dati dal titolo dell'album, lo stesso di quello di una trasmissione RAI, andata in onda tra il 1976 e il 1994, poco prima dell’edizione delle 20.00 del TG1, che aveva l'intento di narrare cosa sarebbe accaduto il giorno dopo. Forte è l'orma dell'introspezione, profonda la responsabilità della scelta e l'attrazione verso i bivi della vita, misteriosi e prepotenti.



"Invece tu" è il primo singolo estratto dall'album. Nostalgico e controcorrente, è il testamento di un uomo che non si arrende al passato, al cuore debole, alla rassegnazione. Un racconto delicato di ribellione alla noia ed alla routine che abbattono le ambizioni e non lasciano spazio alla speranza nell'evoluzione. Riecheggia nelle parole e nei giri di chitarra un senso di mistica rivolta che affascina per la dolcezza fraterna con cui è espressa. "Coniugati a passeggiare" è uno dei quadri migliori di questa galleria d'arte. Caldo, possente ma nello stesso tempo tenero e quasi arrendevole, si trascina dietro delle emozioni ingovernabili, attraverso un'immagine limpida e semplice, una passeggiata.  Sulla stessa scia, si collocano "I miei pensieri e viceversa" e "Casa mia", quest'ultimo traboccante di scene quotidiane, pronto a stritolarvi lo stomaco e serrarvi nei ricordi, quelli che, da vocabolario, dovrebbero essere passati ma che effettivamente sono lì, vivi e disperati, pronti ad inghiottirvi. "Chiuso dall'interno" è un viaggio tra il vento, la pioggia, il cuore, le fotografie, le bombe nucleari e i resoconti finali da annotare su un quaderno pieno di bugie. La voglia di sparire, di fissare il cartello "chiuso per ferie" sulla fronte, di fare un tuffo nel nulla per prendere coscienza dei propri pensieri, violentemente ipocriti, da salvaguardare dai cannocchiali del mondo. 



"Remedios Maria" è un reportage in versi. Raccoglie scenette di donne passate alla storia dell'umanità per un motivo o per un altro, stiracchiandole nell'attualità ed iniettando loro dosi di futuro. Una specie di omaggio perpetuo alla vita, rassomigliante a quelli virtuosi di Faber. Dente, infatti, ha voluto ispirarsi ai grandi della musica italiana di un tempo: oltre proprio a De Andrè, si avvertono le infiltrazioni stilistiche di Battisti, Dalla, Mina, Endrigo, Califano. Accanto a questi, marciano le sonorità tropicali sudamericane, posti in cui l'autore ha portato i suoi scorsi lavori nella precedente tournée. L'Almanacco va indietro, inarrestabile, a poco a poco. Ascoltate "Un fiore sulla luna" e capirete. Questa canzone ricorda lo stile avvenente di "L'amore non è bello" riproponendolo ed arricchendolo di nuove sfaccettature ombrose e maestose, pronte ad allargare il campo visivo ed aggiungere percezioni immaginarie, a volte stucchevoli.



Non mancano i pezzi più ritmati ed allegri: "Miracoli", che con i suoi lividi fa segno nel narrare dettagliatamente l'eterna insoddisfazione che ci attanaglia; "Fatti viva", la quale sembra uscita da un film sulla Dolce Vita con un carico di ironia e discreta presa di coscienza su quanto possa essere "sporca la vita"; "Al Manakh" è il girotondo del tempo che sfinisce gli uomini ponendoli di fronte all'incedere dei giorni e delle idee. 



Eccentrica è la copertina: una luna colorata, realizzata sul calco di un'illustrazione all'interno di "un libro inglese" del 1910. Compaiono nella figura i nomi delle dodici canzoni che sostituiscono quelli dei luoghi lunari. Da notare la sovrapposizione del disegno con una fotografia scattata da Dente. Si intravede «un gadget che una casa farmaceutica regalava ai medici, in cui fluidi colorati si mescolano creando un effetto caleidoscopio, molto psichedelico», dice l'autore.
Il disco è stato registrato in una scuola elementare abbandonata di Busseto, in provincia di Parma, con l'aiuto di Tommaso Colliva, produttore tra gli altri dei Muse, dei Calibro 35, degli Afterhours. Il cantautore sostiene di aver avvertito, nella composizione delle canzoni, l'aleggiare dello spirito di Giuseppe Verdi. Si intravedono anche le impronte classiche dell'Emilia Romagna, la terra delle balere estive, da cui Giuseppe Peveri dice di essere estremamente affascinato, momenti romantici e veementi, tipici della tradizione italiana.
Tratto dominante del cd è la mania verso la scelta delle parole, che monopolizza l'attenzione di chi scrive e di chi ascolta. Sono il sacro Graal del cantautore, il quale le erige a base di partenza per le sue opere, tanto da dichiarare che una delle sue malattie è quella di perdersi nelle pagine dei dizionari di notte per ricavare nuovi testi, al mattino dopo. Quest'album traccia l'identità del cantante fidentino. Romantico e vintage, ha lo stesso effetto di una passeggiata domenicale in spiaggia, in Primavera. E' capace di mettere tête-à-tête con il passato ed anche con il futuro, scuotendo l'io, così da tirarne fuori il meglio. Interessante è la nuova consapevolezza che l'autore dice di aver ricavato al termine della realizzazione del disco: <<Ci sono libri che non si vogliono far leggere per niente. Ci sono libri che si chiudono a metà e ti lasciano il gusto di dire chissà come andava a finire questo racconto>>. Chissà quanti libri ha dovuto assimilare solo parzialmente prima di creare "Almanacco del giorno prima" e quanti libri incompleti ritroveremo dentro di noi, dopo averlo ascoltato.


VOTO: 7, 50





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