A cura di Mariagrazia Carbotti
Al primo ascolto, stupisce più di tutto la maturità artistica di questo talento 26enne Made in Puglia che sembra non avere difetti di sorta. Le note di “Secondo Rubino” sono il risultato della commistione musicale tra la tradizione classica e la sperimentazione futuristica. Se vi piacciono i voli pindarici, questo lavoro fa al caso vostro.
Se vi piace il rafting, anche. Ed è confezionato proprio per voi, se amate smarrirvi in voi stessi e porvi interrogativi paranoici che farebbero impallidire Amleto. Questo per dire che trovare un prototipo di essere umano a cui quest'album può non piacere, è improbabile. E' talmente variegato da soddisfare tutti i palati. Nelle undici tracce che Rubino ci offre, viene trattato un arcobaleno non indifferente di tematiche con centinaia di sfumature diverse che stupiscono, innanzitutto, per la maestria con cui vengono accompagnate musicalmente. A testi importanti che chiedono agli ascoltatori di “darsi un voto” o li immergono per intero in atmosfere nostalgiche, corrispondono versi più soft, che elogiano la bontà delle friselle e del caffè.
Il podio della popolarità se lo contendono le due canzoni che hanno fatto partecipare Rubino a Sanremo 2014: “Ora”, con la quale ha vinto la medaglia di bronzo nella categoria Big mentre l’album veniva pubblicato, e “Per sempre e poi basta”, con cui ha portato a casa il premio per il miglior arrangiamento. “Ora” è un consiglio in musica che l’autore propone a se stesso ed agli altri: fermarsi di fronte allo specchio, unire tutte le variabili presenti/passate/future e scegliere una direzione verso cui proseguire. “Per sempre e poi basta” è l’ardente addio ad un amore giunto al termine. In tre minuti e quaranta, l'artista è in grado di amalgamare la dolcezza di una melodia carezzevole con tanto di archi, e l’urlo viscerale di chi sa come andrà a finire e cerca di godersi gli ultimi attimi di emozione cocente. A detta di Rubino e di Andrea Rodini (il suo produttore), è stata la più difficile da arrangiare. E a noi, le cose difficili piacciono particolarmente.
La semplicità è, indubbiamente, l’asso nella manica di questo artista. Nonostante si sostenga che la sua sia musica d’élite (data anche la decisione di fare i live nei più suggestivi teatri italiani), quello che sorprende è la genuinità delle immagini che vengono proposte. In “Colazione”, ad esempio, una relazione duratura è teneramente paragonata al caffè mattutino: essenziale tanto quanto il rapporto con l’altro, nonostante i difetti reciproci. Da rimarcare, l’arrangiamento affidato a Marcello Faneschi, storico collaboratore di Modugno. “Sottovuoto” (terzo singolo estratto dall'album, il video ha la regia di Duccio Forzano) e “La fine del mondo” sono favole di speranza che portano a credere fermamente nell’amore. Se nella prima canzone quest’ultimo viene svilito per mano di una donna insensibile che coltiva solo il vuoto attorno a sé, nonostante il cuore del suo uomo sia innegabilmente consacrato a lei; nell’altra è invece eretto ad unica possibile via di fuga da uno scenario apocalittico.
“Amico” è un inno all’amicizia, quella che non si arrende, che ti spinge a sorridere, a rinnovare la complicità tra due spiriti affamati di sincerità e spaventati dalla solitudine, reo confessi dei loro errori passati che si affidano l’uno all’altro per non commetterli più e ritrovarsi (“passeggia con me, non fare domande, dove poco è davvero utile e tanto una conseguenza”). Prendete un ritmo pop corretto in variante dance, aggiungetegli il suono degli archi e un pizzico di personalità groove ed otterrete “Mio”, un brano che analizza il senso del possesso, comune alla maggior parte dei figli del consumismo, abituati a dare un prezzo ed un’etichetta all’affetto, a ricevere oggetti invece che carezze, a sottovalutare chi offre cieli stellati e scorpacciate di mare. In “Non mi sopporto” il protagonista indiscusso è Rubino con la giacca blu che si destreggia tra suoni marcatamente elettronici e scenette quotidiane odiose e volgari. Da notare, l’elenco innovativo degli strumenti tra i quali il sintetizzatore Moog, una drum machine, un novapad e uno space echo.
“Secondo Rubino” sembra un figlio partorito da madre luna, che racchiude nel profondo il calore del sole. Così come la copertina ci lascia immaginare, due sono le anime in apparente contraddizione alla sua base. Una irriverente, spumeggiante, schizofrenica che esplode ironicamente di fronte a frammenti di realtà comune; l’altra più seria, conscia dell’importanza della passionalità di cui si fa splendida ambasciatrice, che impressiona per la forza con cui penetra e germoglia nel cuore di chi si sofferma ad ascoltarla. Le due essenze di Renzo sanno perfettamente come convivere, come collocarsi e come intrigare, ognuna nei modi e nei momenti più adatti. Fresca è l'abilità compositiva del cantautore, invidiabile la bravura della sua band, Gli Altri, che sognano ad alta voce con lui. Tutte le undici canzoni sono elegantemente arrangiate, distinte da una varietà di stili che fanno volteggiare gli ascoltatori tra suggestioni classiche ed invenzioni retrò, passando in rassegna tutte le varianti possibili ed eventuali. Il terzo album di Rubino è promosso a pieni voti. Dopo “Farfavole” e “Poppins”, le aspettative erano alte e non sono state deluse.
Ed è proprio la musica la destinataria di "Piccola", ottava traccia, addetta a chiudere i suoi concerti e questa recensione. L'eterna promessa d’amore verso quest'arte è racchiusa in un intenso e dolce spartito, uno scrigno prezioso intessuto di corde di violino e viola, un altro dei capolavori che fanno di Renzo un eccelso artigiano della voce e delle note, artefice di quella grande bellezza che fa brontolare la pancia, ogni volta come fosse la prima, l’ultima e l’unica.
Un consiglio? Regalatevi un suo spettacolo live: verrete risucchiati in un universo parallelo magico ed indimenticabile in cui teatro, poesia e musica si abbracciano per l'estasi degli spettatori.
VOTO: 8
