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Oggi vi voglio parlare dei Greta Narvik. Trattasi di una band di Verona, che mi ha colpito per il loro sound che difficilmente si appresta a trovare una definizione.
Potrei sbilanciarmi descrivendolo come genere alternativo / elettro-pop; ma c'è di più: Kiruna è il loro primo lavoro, e devo dire che ha dei risvolti molto molto interessanti sotto l'aspetto dei testi e dell'armonia melodica del suono. Tutto l'ep fila liscio che è un piacere da ascoltare, trascinandoci con inconsapevole leggerezza attraverso diverse atmosfere sonore.
Il disco si apre con la traccia "Cosa senti", forse la più "dark" delle quattro. I beat di sottofondo sono in contrasto per il loro minimalismo con tutto il resto dell'architettura armonica del brano il cui suono è riempito magistralmente dalla voce della cantante, e da chitarre e synth che risultano quasi orchestrali. "Ivy", la seconda traccia del disco, sfugge con leggerezza in appena tre minuti, lasciando una sensazione di inconsapevole agio e finendo per restare appesi allo scorrere delle note, in attesa del brano successivo, al limite tra sogno e realtà. "Forse Cerco" riesce a confermare ampiamente le aspettative coltivate dall'ascolto dei due brani precedenti. Si conclude magistralmente, lasciando spazio alla leggerezza di "Mask", la canzone che ci accompagnerà verso la fine del disco, facendoci sognare ad occhi aperti. Ricrea l'atmosfera di un film, giunto al suo finale felice alla luce del sole.
Che dire? "Volevo potesse durare ancora un po'" è la frase che verrebbe in mente. Stranamente ancora molto "underground" questo gruppo è riuscito a conquistarmi per l'apparente semplicità e la non ricerca di luoghi comuni senza risultare pretenzioso. Mi aspetto grandi cose dai Greta Narvik e spero di tornare presto a parlarvi di loro.
Qui trovate la loro pagina Facebook.
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VOTO: 8
Recensione a cura di Davide La Rocca.
