Disco d'esordio per i Kiasmos, un progetto musicale nato da Olafur Arnalds, compositore e polistrumentista vincitore del premio BAFTA, e Janus Rasmussen, frontman dei Bloodgroup. Due menti con un background del tutto differente l'uno dall'altro. Il primo è noto per le sue disquisizioni al pianoforte, il secondo è noto per le sue disquisizioni con la musica elettronica. Ne risulta un disco che racchiude due anime al suo interno, che si schiantano e si toccano in maniera analitica e precisa.
Un sound di difficile definizione dove si contrappongono suoni sintetici e strumenti acustici come il pianoforte e gli archi. Si spazia da sonorità ambient e chill ad architetture di fondo dance e techno.
Un sound di difficile definizione dove si contrappongono suoni sintetici e strumenti acustici come il pianoforte e gli archi. Si spazia da sonorità ambient e chill ad architetture di fondo dance e techno.
Il disco è tecnicamente ottimo, si percepisce l'abilità del duo. Ogni tassello è al suo posto; dopo diversi ascolti, la principale sensazione che emerge è quella di un disco preciso, algido e simmetrico. Nulla sembra essere lasciato al caso, anzi, oserei dire che nella precisione di cui questo album è intriso, si arriva a percepire una sorta di mancanza di passione e freddezza, che possa coinvolgere l'ascoltatore in sfere più profonde da quelle del semplice ascolto. Ne risulta piatta una qualsiasi immaginazione emotiva e metafisica che vada oltre ciò che riecheggia dalle contornali atmosfere ambient, e da un sapiente uso dei synth. Ma detto ciò, sarebbe ingiusto fermarsi qui nel parlare di questo disco. Questa è una parte della medaglia che ha modo di emergere. L'altra parte è rappresentata da un lavoro dalle sonorità decisamente ricercate e chic, dalla capacità di prestarsi a poliedrici stati emotivi di ascolto.
L'ascolto procede leggero, progressivo, rilassante a tratti, armonioso nel suo contesto e orchestrale se abbinato ad un algido pomeriggio dal quale non si vuole essere distratti, incorrendo in un paradosso. La doppia anima di questo album dovuta ai due differenti autori che lo hanno creato, continua comunque ad affascinarmi, senza però entusiasmarmi. Una sensazione contrapposta come tutto il disco stesso. La mia valutazione è comunque positiva, appunto perché la fascinazione che mi collega a questo disco ha delle solide basi razionali.
Voto: 7
Recensione a cura di Davide La Rocca
